Full text: Zeitungsausschnitte: Sonstige Veröffentlichungen Herman Grimms

15 APPENDICE DEL DIRITTO 
ERMANNO GRIMM 
CTJOE DI FAMULI! 
DAL TEDESCO 
— Non mi spiace per altro. In ogni 
modo non c’è gran male nel ridere un 
po’ in così fatta occasione; anzi potrebbe 
dirsi segno di compiacenza. Lasciamo in 
forse la cosa per due o tre giorni, non è 
vero ? 
— Certo; nè anche sarebbe convene 
vole il fa altrimenti, — rispose la zia, e 
posato un bacio sulla fronte di Teresa, la 
buona vecchia usci, 
La ni poti na rimase al suo posto e, 
senza più fare attenzione alla lettera, prese 
a guardare, a fregare ed a fiutare una ad 
una circa una mezza dozzina di pigne j 
grandi e belle, mandatele dalla sorella, e ; 
perciò giudicate degne di prnare il suo j 
tavolino. 
In quella entrò il servo con un biglietto 1 
di visita, dicendo che gli era stato conse 
gnato da un signore che stava ad aspet- j 
tare da basso. Letto il nome, la Teresa • 
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diede un grido: 
Fatelo salire da me, presto, presto, 
disse, e quando vide entrare Alberto, gli 
corse incontro, e presegli ambe le mani, 
gli diede un rapido sguardo. 
Alberto aveva il volto colorato dal fred 
do e pareva animato doti piacere di rive 
derla; tuttavia ci era un non so che 
1 . 7 
! ne’ suoi occhi e nell’espressione della 
; bocca che temperò subito la letizia d: lei. 
! — Sono latore di una lettera per te, 
j cara Teresa, e bisogna che tu la legga 
i subito. Io intanto mi metterò qui a ri- 
| scaldarmi un poco. — Ciò detto andò a 
| porsi sul seggiolone che stava dirimpetto 
! al fuoco. 
J Aperto il plico indirizzatole dalla sorella, 
Teresa si mise a leggere stando in piedi; 
ma subito si lasciò cadere sopra una seg 
giola, e quando ebbe finita la lettura, ap 
pòggio il capo sulle mani, e tenendo fissi 
gli occhi sul tavolino, non potè trattenere 
le lagrime che cadevano ad una ad una 
sul foglio, che aveva sempre in mano. 
Non disse nulla per un poco, e poi cercò 
Alberto collo sguardo, ma non potè ve 
derlo, dacché era nascosto dal gran seg 
giolone, solo udì il suo respiro. 
— Caro Alberto — disse finalmente, — 
che vuoi che io pensi di tutto ciò ? 
— Pensa che tutto era per il meglio, 
mia cara. 
Teresa si alzò e venne a mettersegli 
accanto, ma Alberto non levò gli occhi su di 
lei; ed essa si fermò a guardarlo in silenzio. 
Alla prima Alberto appariva lo stesso, 
i ma a guardarlo meglio si notava in lui 
i qualcosa di mutato. 
; L’autunno antecedente, quando era ve 
nuto da loro, quando si fidanzò e quando 
poi andò via cogli altri, ci era ancora in lui 
qualchecosa che metteva soggezione, e che 
si rilevava nel suo modo di parlare, nel 
, suo portamento, persino nella sua scrit 
tura ; dico certa soverchia confidenza di 
sè stesso che non era altro che la co > 
scienza della propria infallibilità. 
| Di ciò non gli era rimasto più nulla, e 
| sedeva lì come un semplice mortale, senza 
I insuperbirsi in niun modo, nè della sua 
! posizione, nè della sua esperienza, nè 
! della facoltà che aveva di cattivarsi gli 
I uomini, e di farsi obbedire ; tutto ciò gli 
| pareva oramai cosa da nulla, 
i II povero Alberto era diventato pari a 
| tutti gli altri uomini, con un cuore simile 
j a tutti gli altri cuori ; se non che il suo 
' allora era tiitto pieno d* ira e di desola 
zione, é gli pareva somigliare a qualche 
frammento di nave in mezzo alle onde 
tempestose : je quali, sebbene non per* 
; mettano che esse vada a fondo, pure lo 
; gettano quà e là, e finalmente lo Scagliano 
; sopra qualche piaggia trista e deserta. 
1 — Dammi la mano, caro- Alberto — gli 
disse Teresa, porgendogli la sua. 
— Tu almeno sei sempre la stessa buo 
na Teresa — rispos’ egli, stringendola 
forte. 
— Oh, Alberto ! io vedo bene che tutto 
è per il meglio; tuttavia mi sento gran 
voglia di piangere. Che cosa sarà di te? 
Che farai tu ora? 
— Ma che vuoi che io faccia? Non ci 
sono forse le strade ferrate coi loro treni 
che partono ogni giorno sia per Parigi o 
per Londra; sia per Madrid o pel Cairo. 
Posso andare ognidove; e dacché non mi 
resta nulla di meglio a fare, farò secon 
do la mia consuetudine. Mi consiglieresti 
forse di andare ad abitare laggiù in cam 
pagna, e di andare ogni domenica a 
pranzare con Emilio e colla sua sposa? 
Ciò disse ridendo amaramente; poi al 
zatosi e abbottonatosi l’abito: 
— Addio, mia buona Teresa. Sono ve 
nuto solo a salutarti prima di ripartire. 
— Resta ancora un poco, che fretta c’èi? 
— Se lo desideri davvero, lo farò. 
— Sì, lo desidero molto. 
Alberto si rimise a sedere, e guardando 
intorno, pensò che quella stanza cosi tran 
quilla e così comoda aveva non so che 
piacevole aria domestica. 
Di fuori sentiva lo strepito delle car 
rozze che passavano sopra la neve e lo 
scricchiolare delle ruote, cagionato dal 
gelo. 
I suoi occhi, mentre giravano intorno, 
; incontrarono sopra uno stipetto diversi 
| oggetti da lui dati alla Teresa; e il loro 
aspetto gli rammentò ad un tratto le sue 
I mille curiosità , chiuse in tante sue 
casse. 
Provò disgusto al solo pensiero di esse, 
e provò disgusto anche maggiore all’idea 
che tosto sarebbe per riprendere quella 
vita raminga, e fra poco si ritroverebbe 
in qualche paese straniero, circondato solo 
da facce sconosciute ed indifferenti. 
Alberto sapeva non essere stato mai 
una passione il suo sentimento per Emma 
— se non forse l’ultimo giorno — ma 
sapeva egualmente di aver legata a lei, e 
solo a lei, ogni aspettazione felice, ogni 
speranza dell’avvenire. 
Perduta Emma, la sua vita era guasta 
per sempre. Quando ebbe veduto come 
gli altri erano lieti tutti quanti, e come 
.ciascuno di essi occupava il suo luogo, 
mentre egli sentiva essere di troppo fra 
loro e dovunque, allora non potè reggere 
e fuggì via. 
Dopo qualche tempo, guardato il suo 
orologio, Alberto prese il cappello, di 
cendo : 
— Ti lascio adesso perchè ho da fare 
in città. Addio. 
— Non vuoi più fermarti ? Buon viag 
gio, allora. 
— Se volessi darmi ogni tanto delle 
vostre notizie, mi faresti piacere — disse 
Alberto — Se il permetti, ti lascierò il 
mio indirizzo per più luoghi. 
— Dunque sei risoluto di partire in 
quel modo e forse non ti lascierai mai 
più vedere da noi ? 
E la Teresa voltò il viso per nascon 
dere le sue lacrime. 
— Te 'ne duole sul serio ? Ma che con 
solazione può darti la mia presenza ? E 
a che gioverebbe il mio trattenermi qui ? 
Che cosa potremmo dirci ? 
— Sì, hai ragione 1 — esclamò la Te 
resa tutta sorridente. 
Alberto le strinse la mano e si avviò 
verso l’uscio senza che essa gli guardasse 
dietro. Rivoltandosi ancora, egli ripigliò : 
— Sei veramente afflitta della mia par 
tenza, cara Teresa ? 
La fanciulla non fece parola, ma na 
scondendosi la faccia nelle mani pianse 
amaramente. 
— Mia buona Teresa — disse Alberto, 
accostandosele —- tu non ti stacchi da 
me così facilmente come i tuoi, i quali, 
vendutisi alle mie ragioni, erano prontis 
simi a consolarsi della mia sorte. 
Ciò dicendo, le accarezzava le chiome, 
poi c.on un altro: et Addio » a un tratto 
era scomparso. 
/ ContinuaJ
	        
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