Full text: Zeitungsausschnitte: Sonstige Veröffentlichungen Herman Grimms

Hessisches Staatsarchiv Marburg, Best. 340 Grimm Nr. Z 31 
9 APPENDICE DEL DIRITTO 
ERMANNO ORIMI 
CUOR DI FANCIULLA 
DAL TEDESCO 
li fervore con cui parlava, gli aveva 
acceso anche il volto. Teresa, berìchè ta 
cesse sempre, l’aveva pur troppo compre 
so, e si sentiva per lui una simpatia 
molto grande, come se Emilio fosse stato 
un suo fratello; e mentre gli teneva la 
mano, le parve sentire come se da quel 
contatto nascesse tra loro, in modo quasi 
elettrico, un affetto di consanguineità. La 
sciata la mano di lei, Emilio misurò a 
grandi passi la stanza, poi tornato verso 
lei, e guardate alcune pitture sulla parete, 
le si pose accanto sul canapè dov’ella era 
andata a mettersi, ma tacquero ambedue. 
Dopo un poco il giovane prese il suo 
cappello, e: 
— Domattina partirò, ho giusto il tem 
po di procurarmi il passaporto e tutto il 
resto. 
Teresa non contraddisse; soltanto ri 
spose: 
— Lei però si farà rivedere prima da 
me? — e ciò dicendo l’accompagnò fino 
all’uscio. 
— Si, certoI — gridò Emilio, il quale 
era lietissimo del tacito consenso, da lei 
espresso in tal modo. — Tornerò da lei 
una, due volte; quanto più potrò. Mi mandi 
via senz’altro, ove mi accadesse di capitare 
in un momento inopportuno; io non man 
cherò di tornare. 
Ciò detto, si separarono. 
Rimasta sola, Teresa, coll’assentimento 
della zia cominciò a mettere in assetto 
una stanzetta che, fra tutte le altre, si era 
scelta per il suo uso speciale. Rimosse dai 
loro posti tutti i mobili, cui fece mutare 
luogo secondo il proprio parere, senza la 
sciarne uno come stava prima ; e quando 
tutto fu pronto, sembrava che la camera 
non potesse mai aver avuto un altro aspètto. 
Ciò latto, Teresa, vi acconciò la sua 
roba e si fermò a levare le foglie secche 
e scolorate dai vasi di fiori che aveva 
fatto mettere sulla finestra ; ma d’un trat 
to interrompendosi in questa occupazione 
corse al clavicembalo, ed apertolo, co 
minciò a cantare con una voce piuttosto 
debole, ma così morbida e melodiosa, che 
se fosse stala udita da qualche usignuolo, 
non che farlo fuggire pieno di sgomento, 
l’avrebbe invece allettato a venir più vi 
cino ad ascoltare, 
Emilio la trovò cosi quando venne il 
giorno appresso, e fu, senz’altro, ammesso 
da lei : chè la fanciulla non arrossiva 
punto di riceverlo così da sola, un poco 
perchè già si sentiva indipendente in quel 
la nuova S’M vita, e un poco anche per 
chè Emilio nort erst più uno straniero 
per lei. 
Appoggiatosi sul clavicembalo, il gio 
vane si mise a parlarle con vivacità; e non 
andò molto tempo che la Teresa, lascia 
tesi cadere in grembo le mani che prima 
correvano sulla tastiera, gli rispose affatto 
liberamente, 
Emilio era tutto brio e naturalezza, ed 
aveva l’anima piena di quella giovanile 
speranza che manca pur troppo a tanti 
giovani moderni. 
Egli parlava di Emma, dicendo come 
faveva veduta per la prima volta, e come 
poi ogni altra cosa era andata persa nella 
memoria di lui. Egli portava scolpita nel 
cuore l’immagine dell’amata fanciulla, ne 
aveva veduto ed osservato ogni bellezza, 
per quanto fosse minima; e ne parlava 
eloquentemente; ma talvolta ei s’inter 
rompeva nel bel mezzo di una sua lode 
e taceva per un momento, sopraffatto dal 
pensiero che Emma era molto più per lui 
che non una bella immagine. 
Teresa, nell’ascoltarlo, si dimenticò dello 
sposalizio di Emma, del viaggio di lei, 
delle sue proprie apprensioni, insomma 
di ogni cosa; e per un’ora si persuase che 
la sorella fosse già da un pezzo sposata 
ad Emilio, che non si trattasse più di ve 
dere come tutto questo sarebbe per fini 
re, ma che la cosa fosse già bell’e fatta, 
e paresse anche piacevole a tutte le parli 
interessatevi. Che sogni dorati ! che bei 
castelli in aria! Ma appena partito Emi 
lio, si affondarono al più presto, e nel 
dissiparsi diventarono nuvoloni brutti che 
finalmente coprivano il cielo tutto quanto, 
nè lasciavano penetrare un solo raggio di 
luce fino alla povera Teresa sconsolata. 
I viaggiatori intanto si avvicinavano 
ognora più verso la loro mèta. Si era sul 
principio di novembre e faceva un bel 
sole: i treni erano mirabilmente puntuali; 
il viaggio insomma progrediva quasi fosse 
stato un orologio ben regolato. 
I due uomini si trovavano molto con 
tenti della presenza di Emma, la quale 
gli tratteneva colla maggior grazia, senza 
mai scomodarli. La nostra fanciulla si 
compiaceva di ogni cosa; e benché arros 
sisse dal piacere e dalla soggezione tutte 
le volte che le erano presentati degli 
( stranieri, 1 e si meravigliasse molto del ve 
dersi trattata da signor^ sapeva però di 
scorrere in tali occasioni con disinvoltura 
e con brio. 
1 Ogni sera metteva Alberto a parte delle 
1 sue impressioni della giornata, parlandogli 
con entusiasmo anche di una bella muta 
di cavalli e persino di un bel gatto veduto 
sulla scala di qualche albergo. Ogni torre 
di foggia alquanto strana, ogni raggio di 
sole, ogni nuvoletta passeggierà la rapiva 
di ammirazione; e solo di notte, allor 
quando pensava alla sorella lontana, essa 
bagnava il suo guanciale di calde lacri 
me, nè cessava di piangere finché non si 
addormentasse. 
Così erano giunti a Venezia. 
Nella piazza di San Marco si accende 
vano i lumi (e parevano dei fiori) e al di 
sopra brillavano appena le stelle in un 
cielo sereno, il cui colore, ora gialliccio, 
ora rosso, ora violetto, era sempre puro e 
luminoso in ogni sua sfumatura, e si ri 
fletteva splendidamente nelle onde del 
mare ; le quali, rigonfie e senz’ombra di 
schiuma, venivano in lunghe file a ba 
ciare le marmoree scale dei palazzi, e an 
davano poi a frangersi contro la carena 
delle navi ancorate, e finalmente perde- 
vansi nella lontananza di un orizzonte scuro 
e vaporoso, 
I nostri amici stavano ii^nina gondola 
a godere la calma bellezza di quella sera: 
stantechè erano sufficientemente lontani 
dalla città per non sentirne più il rumore, 
e tuttavia abbastanza vicini per udire an 
cora la musica nella piazza, benché solo 
a guisa di qualche ronzio soave che pa 
reva un giuoco dell’aria. ,L a loro gondola 
filava dolcemente e con rapidità, e ciò 
dava un gran piacere alla fanciulla. Una 
sua mano riposava sul braccio di Alberto, 
con l’altra teneva un mazzolino di mam 
mole, gettatole la mattina stessa da una 
piccola fioraia, e da lei pregiato molto, 
perchè i fiori erano più grandi di quelli 
che crescevano nel suo giardino paterno. 
L’animo della fanciulla era sereno co 
me il cielo in cui il suo sguardo andava 
a perdersi, se non che vi mancavano le 
stelle, ma, dall’altra parte, vi mancavano 
anche le ombre e le nuvole, 
Presso alla loro vogavano molte altre 
gondole, le quali, talora, -passavano vicino 
vicino, e allontanavansi tosto, sbandandosi 
a dritta o a sinistra, e rassomigliavano a 
delle rondini fuggitive, tanto erano snelle 
e sottili. 
Ad un tratto Alberto senti tremare la 
mano della fanciulla, la quale subito gli 
venne ritirata. 
Era giusto nel punto che un’ altra gon 
dola passava presso alla loro, ma già fa 
ceva troppo scuro per poter distinguere 
i volti delle poche persone che vi erano 
dentro. 
— Che hai, Emma ? — chiese egli, e 
dacché non ebbe risposta soggiunse : — 
Parmi che tu tremi. 
— Sì, or ora tremavo — diss’ella con 
voce malferma. 
— Ridammi la mano. 
Ma Emma incrociò le braccia sul 
petto, poi subito gettò nel mare le sue 
mammole e si nascose la faccia fra le 
mani, 
.— Emma, — ricominciò egli — che 
cosa t' è accaduto ? 
— Niente — gli rispose, nè Alberto 
volle più insistere. 
La fanciulla era stata lì a guardare tran 
quillamente il cielo e il mare, senza pro 
vare nè desiderio, nè timore alcuno. Ec 
coti venire quella gondola, e subito ella 
riconobbe Emilio che, agli occhi suoi, ri 
splendeva dello stesso splendore che giù 
aveva avuto quella sera nel giardino, 
quando erà stato lasciato da lei. 
{Continua}
	        
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