Full text: Zeitungsausschnitte: Sonstige Veröffentlichungen Herman Grimms

4 APPENDICE DEL DIRITTO 
ERMANNO GRIMM 
CUOR DI FANCIULLA 
DAL TEDESCO 
Ricominciata la musica, le coppie dei 
ballerini passavamo rapidamente dinanzi a 
ioro, e la fanciulla Le seguiva collo sguardo^ 
senza pensare a nulla. 
— Adesso tocca a noi, signorina, — le 
disse il suo cavaliere ; e contentissima, 
essa balzò in piedi. 
Mentre ballavano, tutti ^gli occhi erano 
rivolti a quella bella coppia. 
— A lei piace il ballo ? — chiese il 
govane, quando si furono di nuovo seduti. 
— Più di ogni cosa al mondo — ri 
spose Emma con brio. — Non le pare, 
signore,—soggiunse poi — che la nostra 
volta venga troppo di rado, e che farem- 
■ dio bene d’improvvisarne una; non sa 
rebbe egli permesso ? 
A queste parole gittò un po’ indietro 
ja tosta, guardandolo da un lato con riso 
allegro. 
— Certo ! — esclamò egli — e già vo 
lavano per la sala. 
Nessuno se n’era scandalizzalo ; ma, ri 
postisi a sedere, udirono dietro loro una 
•voce che gli sussurrava : • 
— Non balli anche troppo, carissima 
Emma ? 
Rivoltisi videro Alberto che aveva preso 
una sedia dietro di loro , come si fa al 
teatro. 
— Oh no ! — gli rispose Emma con 
vivacità. 
— Cosa le ha detto quel signore? — 
chiese il giovane, nè sapeva troppo perchè 
lo facesse. — Gli spiacerebbe per avven 
tura quella nostra danza fuori delle re 
gole? 
— Oh no, egli teme soltanto che io non 
mi stanchi ; è un nostro buon amico. 
E guardando Alberto con un bel sor 
riso, seguitò : 
— Da che non mi ha veduto ballare 
prima, ignora che io non possa mai stan 
carmi, soprattuto ballando con lei, signore, 
che balla così bene. Con lei si balla vo 
leri fierissimo. 
Emma si sentiva felice come non si può 
dire ; e volendo sfogare quel suo contento, 
prese una camelia del suo mezzetto e la 
porse ad Alberto, dicendo : 
— Chi non balla, non ha diritto che ad 
un unico fiere, ed anche questo solo per 
singoiar favore. 
Alberto, con grandissimo contento, si 
mise la camelia nell’occhiello dell’abito. 
— Se la signorina distribuisce i suoi 
fiori, io allora... — uscì a dire l’altro; ma 
poi s’interruppe, perchè Alberto gli fjssò 
gli occhi in viso; e rivoltosi a lui, sog 
giunse : 
— Spero, signore, che sarà permesso 
anche g me di chiedere una camelia alla 
signorina. 
— Le chieda pure il mazzetto intero, 
se spera di poter ottenerlo, — rispose Al 
berlo con aria freddamente cortese. 
— Dunque la prego, signorina, di voler 
accordarmi il mazzolino tutto intero. 
Emma si era già levato lo spillo d’ oro 
con cui se l’era attaccato al seno, ma poi 
esitò e disse : 
— A condizione però che lei mp ne 
procuri un altro. 
— Nella figura de’ fiori, io le porterò 
il mio ; ma allora, signorina, ricordi bene 
di non dare il suo fiocco ad altri che a 
me, purché non voglia arrischiare di aver 
due cavalieri per uno. 
— Guarda | come se io ne avessi due! 
— esclamò Emma, porgendogli il maz 
zetto. 
Il giovane lo prese, e rivolgendo gli 
occhi ad Alberto, se lo mise nello stesso 
occhiello in cui l’altro s’era ficcata prima 
la sua camelia. 
In quel punto Teresa passò rapida 
mente dinanzi a loro, ed Emma le 
gridò: 
— Ti diverti, mia cara ? 
Alla qual domanda la sorella rispose 
solo inchinando il capo, che già era scom 
parsa. 
Finalmente, essendosi consumate tutte 
quelle lunghe candele e già vedendosi 
spunLare il dì attraverso gli alberi del 
parco, tutta la compagnia andò a letto. 
Era mezzogiorno prima che si fosse ra 
dunata tutta quanta nel giardino, illumi 
nato dai dolci raggi di un sole d’autunno, 
* 
A 
il quale aveva già prima chiamato fqori 
le due sorelle. Il padre ed Alberto erano 
usciti di buon’ ora col proprietario a fare 
l’ispezione dei campi e dei prati. 
Emma era lontana dal pensiero che un 
giorno probabilmente toccherebbe a lei 
di fare qui gli onori di casa ; questa idea 
non le venne neppure una volta, mentre 
passeggiava nel giardino, cql qapo ancora 
tutto pieno di musica e di figure da bcillo. 
Il suo cavaliere di ieri si avvicinò a lei ; 
ed Emma vide subito che egli portava 
sempre neH’oechiello dell’abito il mazzetto, 
da lei ottenuto. 
— Ha dormito bene, signorina ? — : 
disse a T e V e s?h v 
— E lei, come sta? 
— Stiamo benone ! — esclamò Emma 
— se non che io avrei voluto ballare fino 
ad ora. Peccato che sul più bello del|£t 
festa i suonatoci npn reggano piti I 
Be la frase della fanciulla risentiva 
suoi diciassette anni, i* risposta del gio 
vane tìón fu di molto più savia. Tutti e 
tre si trattenevano poi nel giardino a di 
scorrere piacevolmente. 
Il giovane era ricco ; e benché a venti 
tré anni non fosse ancora uscito di mino 
rità, aveva sempre potuto fare a suo modo; 
dopo avere frequentato per pochi anni una 
Università, egli si era dato ai viaggi, ed 
ora stava per entrare in possesso del suo, 
ed era venuto ad abitare in una bella 
possessione poco lontana di lì. 
— Chi era mai il signore, alquanto a- 
vanzato in età, cui ella ha dato ieri una 
camelia, signorina? — chiese Emilio, che 
così chiamavasi il giovane. 
Per tutta risposta Emma esclamò : 
—• Teresa? — accompagnando quella 
parola con un riso alquanto /significa 
tivo. 
In fondo si poteva dire che essa rideva 
sempre, così come ballava sempre, cioè, 
la sua lieta fisonomia era in un moto 
continuo, variando sempre lo stesso tema 
soave : quello dell’intima sua felicità ; essa 
rideva come ridono le ninfe, mentre stan 
no a giuocare nel Losco. Quell’ottima fan 
ciulla però non era veramente noncurante, 
scapestrata e matta, come talvolta pareva: 
pure, avresti detto esserci tessute alcune 
fila di ciò nel velo con cui le Grazie a- 
vevano avvolta quell’anima, al suo p»” mo 
apparire pel mondo. E parevp u che Arche 
il cuor giovando fi; Èmilio fosse uscito 
con un/» ves t e ( | e l tutto simile dalle me 
desime mani divine, sicché dovettero rico 
noscersi e salutarsi amorosamente, come 
fanno due uccelli della medesima penna, 
allorché s’incontrano per la prima volta in 
un bosco. 
Teresa andava con essi, ma rimaneva 
piuttosto silenziosa ; e finalmente si pose 
a sedere sotto un gran tiglio che adom 
brava un sedile. 
Gli altri invece erano sempre in moto, 
ora balzando in su, ora riponendosi a se 
dere, uno prima e l’altro poi; finalmente 
Emilio si mise a salire sul tiglio, invi 
tando Emma a venirci anch’essa, il che 
però fu proibito da Teresa, benché lei 
stessa, a vedere quei rami pendenti in 
terra, i quali sembravano formare una via 
tanto comoda, sentisse un desiderio assai 
vivo di provare la cosa anch’essa. Ci vuole 
poco davvero per dar piacere ai giovani, 
quando sono fra loro: il brio di cui si. 
sentono animati gli rallegra più di quaì- 
sisia motto arguto. E come mai sarebbe 
egli altrimenti? Lq stesso sole avrebbe 
esso forse bisogno di altra cosa che della 
terra, per ispargervi sopra il caldo e la 
luce; e la terra, dall’altra parte, doman 
derebbe forse qualcosa di più del poter 
rispondere coi sugi fiori a tal dono gradi 
tissimo? 
Così passò un’ora; ed ecco comparire di 
Hntano un legno sulla strada che costeg 
giava i confini del parco dove si trovavano 
i giovani. 
— C’è papà là dentro, lo riconosco! 
— gridò Teresa, alzandosi precipitosa 
mente per andargli incontro. 
Rimasto solo con Emma, il giovane le 
disse : 
— Io serberò i fiori datimi da lei. 
La fanciulla prima non rispose, poi dopo 
qualche minuto di silenzio gli disse : 
— Vuol farlo in memoria della festa di 
ieri ? 
— Ho da suppone che sia rimasta tutto 
il tempo a riflettere a ciò che le dissi 
ora ? — chiese Emilio. 
— E perchè no ? la serata dì ieri era 
bella tanto che anch’io voglio ricordar 
mene finché vivrò, 
/ Continua} 
i 
».
	        

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